Pubblicazione “Quaderno di Archivio Bergamasco”
Disponibile on line, e tra pochi giorni anche in forma cartacea, il nuovo Quaderno di Archivio Bergamasco (n. 19, 2025) con il contributo di Maurizio Merisio, referente per la bibliografia musicale e l’archivio generale del Centro studi della Fondazione Teatro Donizetti. Nel suo saggio Merisio affronta le vicende dell’Unione Filarmonica di Bergamo la cui sede era nell’ ex chiesa di San Cassiano trasformata in teatro. La presentazione dell'edizione cartacea del Quaderno si terrà venerdì 20 febbraio alle ore 18.00 presso il Centro Culturale San Bartolomeo in Bergamo, Largo Belotti. Quello dell’Unione Filarmonica è un progetto singolare per l’arte musicale, nato a Bergamo in un’epoca in cui hanno luogo mutamenti decisivi nel tessuto sociale, economico e culturale della Città e che si colloca all’interno del più vasto fenomeno delle società filarmoniche che caratterizzò il primo ‘800 italiano. Si trattava di società accomunate da medesimi obiettivi di carattere non solo produttivo-musicale (realizzazione di ‘accademie’, cioè di concerti), ma anche pedagogico e formativo e, almeno inizialmente, anche assistenziale e previdenziale a favore di chi si era dedicato alla musica per professione. Figura di riferimento per la Filarmonica fu Simone Mayr, grande musicista e Maestro di Gaetano Donizetti.
Caterina resta a teatro
Grazie alla collaborazione tra Fondazione Arte della Seta Lisio e Fondazione Teatro Donizetti, restano in prestito presso il Teatro cittadino i tre magnifici abiti esposti alla mostra Caterina Cornaro Experience. Una regina da ricordare. L’esposizione ha infatti goduto di una sezione speciale dedicata alla ricostruzione dei costumi del personaggio di Caterina Cornaro sia nella prima rappresentazione dell’opera di Gaetano Donizetti a Napoli nel 1844, che nel sontuoso dipinto di Francesco Hayez custodito presso l’Accademia Carrara di Bergamo. Per la prima volta in assoluto sono stati ricostruiti gli abiti di una “prima” donizettiana. I due abiti del 1844 sono quanto più verosimile a quello che Filippo Del Buono l’inventore del vestiario (ovvero il costumista) ha immaginato. Gli abiti sono stati realizzati grazie all’uso delle fonti documentarie (bozzetti, carteggi, lettere, ecc.), sia attraverso esempi di cultura materiale (costumi, abiti, tessuti esistenti). Tuttavia, esistono due grandi lacune documentarie: primo, l’assenza di indicazioni specifiche – autografe o di seconda mano – di Filippo Del Buono in merito a materiali, cromie desiderate o dettagli sartoriali; secondo, la prassi, in voga per buona parte del XIX secolo, che lasciava agli interpreti la facoltà di modificare, a loro piacimento o in base al gusto personale, l’abito da indossare in scena. Filippo Del Buono si era già confrontato con la figura di Caterina Cornaro: nel 1842 disegnò gli abiti di scena per il balletto di Giovanni Briol sullo stesso soggetto. L’Accademia Carrara di Bergamo conserva, nelle sue collezioni, una Caterina Cornaro che, per il costume, risulta di straordinario interesse. Dipinta da Francesco Hayez nel 1842, Caterina Cornaro riceve l’annunzio della sua deposizione dal Regno di Cipro testimonia in modo magistrale il gusto storicista vestimentario che trova nel pittore milanese una delle sue massime espressioni. L’abito della nobile veneziana rivela particolari curiosità nelle scelte stilistiche e simboliche. In linea generale, l’abito richiama volumi ed elementi riconducibili alla metà del XVI secolo, nell’ambito nord-italiano. Nella costruzione della gonna e dell’imbusto si riconoscono riferimenti a Lotto, Tiziano (Amore sacro e amore profano, 1515) e Veronese (La Bella Nanni, 1560). L’ampia camicia di lino finissimo e la fusciacca di seta avvolta in vita introducono un gusto più “esotico”, senza tuttavia allontanarsi dalla precisa contestualizzazione storica del soggetto. Tuttavia, un elemento si discosta dall’epoca rappresentata: Caterina Cornaro indossa un corpetto, simile a un gilet, che ricorda il fermeli, un indumento ideato tra il 1830 e il 1840 in occasione della Guerra d’Indipendenza Greca e tuttora parte dell’uniforme degli Evzones, la Guardia Presidenziale greca. Più complessa è l’interpretazione del tessuto della gonna. Sebbene si tratti chiaramente di un tessuto serico con motivo decorativo in oro, l’identificazione di un modello storicamente esistente risulta pressoché impossibile. Hayez sembra voler evocare i tessuti veneziani del Cinquecento, ma introduce variazioni nelle proporzioni dei moduli e motivi di pura invenzione, estranei alle tipologie documentate dagli storici del tessuto.
Tre arti, in scena
Tre arti, in scena è la nuova mostra in programma dal 6 al 13 febbraio presso il Fantoni Hub di Bergamo, lo spazio gestito dalla Scuola d’Arte Fantoni grazie alla disponibilità della Provincia di Bergamo, in via Camozzi – passaggio via Sora. L’esposizione nasce dalla collaborazione tra i diversi indirizzi del Liceo Artistico Andrea Fantoni, celebra l'incontro tra memoria storica e creatività studentesca, prende spunto dai materiali custoditi nell’archivio della Fondazione Teatro Donizetti relativi all’opera Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Il progetto crea un dialogo con la città e lo spazio urbano: tutti i progetti saranno fruibili infatti dalle vetrine del Fantoni Hub. SCUOLA D’ARTE ANDREA FANTONI E TEATRO DONIZETTI Tante le iniziative che negli ultimi mesi hanno portato al Teatro Donizetti le classi del Liceo Artistico e del CFP della Scuola d’Arte Andrea Fantoni. Tra di esse, per i ragazzi del Liceo, la partecipazione a Orchestra Vibes, il nuovo spettacolo partecipato dedicato alle scuole, e al laboratorio iconografico Qui Lucia, costruito attorno ai materiali che l’archivio del Teatro custodisce sul titolo Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Proprio dalle suggestioni colte dagli studenti nel corso della visione di bozzetti e foto di scena sono nati i progetti cuore della mostra Tre arti, in scena. IL PROGETTO E LA MOSTRA Partendo dai bozzetti originali del primo Novecento dell’opera Lucia di Lammermoor, gli alunni di 5B dell'indirizzo Architettura e Ambiente, con la Prof.ssa Rebecca Limonta, hanno tradotto i disegni della scenografia in due modelli in scala 1:33 realizzati in pasta di legno, e hanno creato le forme base per un diorama multilivello in poliplat. La classe 5A di Audiovisivo e Multimediale con la prof.ssa Tea Adami ha rielaborato digitalmente i modelli attraverso la fotografia e il photo-editing, mentre l'indirizzo Arti Figurative della classe 5B con la prof.ssa Alessandra Burini ha dipinto le diverse parti del diorama, e rielaborato le scenografie di Lucia di Lammermoor in nuovi bozzetti. L'allestimento finale presso il Fantoni Hub trasforma la vetrina in un palcoscenico aperto attraverso il diorama, invitando il pubblico a immergersi in un’esplorazione contemporanea scenografia che è, al tempo stesso, documento storico e opera collettiva. Per visitare la mostra La mostra è fruibile dalle vetrine del Fantoni Hub dal 6 al 13 febbraio.
Giornata insegnanti
Centro Studi Donizettiani e Area Education insieme per la Giornata di Formazione 25-26 dedicata agli insegnanti, delle scuole di ogni ordine e grado, in vista del Festival Donizetti Opera 2025. Un momento importante in vista della preparazione degli allievi che parteciperanno alle recite delle opere a loro dedicate. Successo per l’iniziativa con oltre 140 docenti presenti. Tra i relatori anche i collaboratori del Centro Studi: il musicologo Livio Aragona, con un intervento sulle opere del DO 2025 Caterina Cornaro, Dues Hommes et une femme, Il Campanello, Il Furioso all’isola di San Domingo. In un dialogo con Maria Teresa Galati del Team Donizetti Educational, Aragona ha tracciato un appassionante intervento nel quale ha messo in luce come i titoli in scena quest’anno offrano uno sguardo ampio sul linguaggio teatrale donizettiano dalla tragedia di Caterina Cornaro, alla cifra comica de Il Campanello, al genere semiserio de Il Furioso. Ne è emerso un Donizetti versatile e capace di esprimersi in molti linguaggi musicali e teatrali contemporanei. Gli insegnanti hanno inoltre partecipato a diverse attività laboratoriali con gli esperti del team Donizetti Educational.
A Verona un riconoscimento per il Centro Studi
ll Centro Studi della Fondazione Teatro Donizetti, nella persona del suo direttore Paolo Fabbri, ha ricevuto il 6 giugno a Verona, nella Sala Montanari della Società Letteraria, il prestigioso riconoscimento #veronacallas100 da parte del Festival Internazionale Maria Callas, ideato da Nicola Guerini. Il premio, nato in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita del celebre soprano, è destinato a 100 eccellenze internazionali nel campo dell’arte, della ricerca, dell'imprenditoria e della cultura. La medaglia "100 petali per Maria Callas", ideata dal designer Christian Faes e realizzata dall’Atelier Arte Poli in bronzo argentato con smalto rosso, rappresenta simbolicamente l’Arena di Verona e il fuoco greco che animava l’arte della Callas. Si tratta di un importante riconoscimento dell’impegno costante del Centro Studi nella valorizzazione del patrimonio operistico e nella promozione della figura di Gaetano Donizetti in dialogo con la grande tradizione vocale italiana.
Giornata di formazione Donizetti Education 2024-2025
Centro Studi Donizettiani e Area Education insieme per la Giornata di Formazione 24-25 dedicata agli insegnanti, delle scuole di ogni ordine e grado, in vista del nuovo Festival Donizetti Opera. Un momento importante in vista della preparazione degli allievi che parteciperanno alle recite delle opere a loro dedicate. Successo per l’iniziativa con oltre 130 docenti presenti. Tra i relatori anche i collaboratori del Centro Studi: il musicologo Livio Aragona, con un intervento sulle opere del DO 2024 Don Pasquale, Roberto Devereux, Zoraida di Granata, e la referente dell’archivio iconografico Clelia Epis per la visita al Teatro. In un intervento a due voci con il direttore artistico del Festival Francesco Micheli, Aragona ha tracciato un appassionante intervento, proponendo l’amore in età senile come elemento di congiunzione tra i tre titoli in programma nel 2024. Don Pasquale si candida infatti come marito a Norina-Sofronia; Roberto Devereux Conte di Essex è oggetto degli interessi amorosi di Elisabetta I d’Inghilterra; mentre il re Almuzir desidera la giovane Zoraida. Sono poi seguiti approfondimenti di carattere musicale e drammaturgico, alternati a quelli di Micheli sugli allestimenti 2024. Gli insegnanti hanno inoltre partecipato ad una visita guidata ripercorrendo la storia del Teatro Riccardi-Donizetti e visitando gli ambienti della sala, dei palchi, delle sale d’onore.
Liceo Sarpi in archivio
Prosegue per il terzo anno la collaborazione tra la Fondazione Donizetti e il Liceo Classico Paolo Sarpi di Bergamo, insieme per l’indirizzo Beni Culturali. Il progetto, che si articola su tre annualità (classi terze, quarte, quinte), si avvale della collaborazione di altre importanti istituzioni della città del settore museale, artistico e archivistico. Per i ragazzi, in ogni annualità, è previsto un incontro insieme ai collaboratori del Centro Studi Donizettiani. Obiettivo guidarli dalla più generale conoscenza di Gaetano Donizetti e del suo Teatro, fino ad aspetti più specifici della tutela e della conservazione. Per il 2024 già ospiti del Centro Studi gli studenti di 5 che, il 2 ottobre, hanno concluso la loro esperienza di formazione. Con loro si è discusso di tutela e catalogazione, poi una parte laboratoriale con la compilazione, individuale e a gruppi, di una scheda dedicata allo stato di conservazione di un bozzetto della collezione della Fondazione Teatro Donizetti. Il 6 novembre appuntamento con i ragazzi di 4 dedicato a Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Opera da conoscere grazie ad un laboratorio interattivo di iconografia e iconologia tra foto di scena, bozzetti, manifesti e i materiali dell’archivio del Teatro. A seguire il 20 novembre incontro con gli allievi di 3; per l’inizio del loro percorso prevista una presentazione della figura di Gaetano Donizetti e della importanza nel panorama musicale europeo. Un approfondimento anche sul Teatro dedicato al compositore bergamasco, ai suoi archivi, e poi una visita degli spazi teatrali.
Zoraida di Granata
Zoraida di Granata (Seconda versione – Roma, 1824): prosegue il progetto #Donizetti200 del festival Donizetti Opera [LINK]. Una prima versione del titolo andò in scena a Roma, al Teatro di Torre Argentina, nel 1822 e fu il primo grande successo di Donizetti. Grazie ad esso quello stesso anno la Scala di Milano scritturò il compositore per Chiara e Serafina, ossia Il pirata, che fu un mezzo flop per una serie di concause (in primis i ritardi del librettista e la conseguente inadeguatezza dell’ apparato scenico) ma merita senz’altro di essere conosciuta e apprezzata – come ha dimostrato il primo riallestimento del titolo dal 1822, al Teatro Sociale di Bergamo, nell’ambito del festival DO 2022 [LINK]. Il clamore suscitato a Roma da Zoraida nel 1822 convinse impresario e librettista che riproporre il titolo dopo opportuna revisione, coinvolgendo magari qualche altro artista di fama, avrebbe portato a replicare il successo del primo debutto. Donizetti, pensando di potersela cavare con pochi aggiustamenti, avallò l’operazione, trovandosi però alla fine costretto a rimettere mano a parecchi pezzi, anzi a comporne di nuovi. Il prodotto finale non creò la medesima ‘sensazione’ di due anni prima, sia perché il pubblico romano del Teatro Argentina era avido di novità e Zoraida in fin dei conti non lo era, sia perché – forse – il nuovo debutto si svolse in circostanze meno eccezionali del primo: nel 1822 uno dei tenori protagonisti era stato sostituito sotto data per indisposizione grave, col conseguente assestamento dell’opera per adattare la parte a un contralto, e Donizetti era stato coinvolto suo malgrado in uno scontro fra ‘tifoserie’ finendo nel mirino della fazione legata al compositore Giovanni Pacini, suo ‘concorrente’ nella stagione del Teatro di Torre Argentina e amante di Paolina Borghese, sorella di Napoleone (morto l’anno prima a Sant’Elena). Le due versioni di Zoraida, per quanto abbiano in comune una buona parte del materiale musicale, risultano nei fatti piuttosto diverse, e meritano entrambe di essere riscoperte: già lo sapeva l’etichetta OperaRara, che nel 1999 ha inciso la versione originale pensata da Donizetti prima della sostituzione ‘in corsa’ del tenore, nonché una selezione di numeri musicali della seconda versione dell’opera. Convinta della ‘tenuta’ scenica, oltre che musicale, del titolo, più di recente la FTD ha commissionato una nuova edizione di entrambe le versioni dell’opera, stringendo un accordo di coproduzione col Wexford Festival Opera: nel 2023 Wexford ha messo in scena in prima moderna la versione originaria di Zoraida di Granata [LINK], il festival Donizetti Opera 2024 vedrà il debutto in prima moderna della seconda versione, secondo l’edizione critica FTD a cura di Edoardo Cavalli.
The Romantic Cello
The Romantic Cello: questo il titolo del convegno in programma tra il 22 e il 24 novembre 2024 presso la Sala Locatelli della Fondazione Mia, al quale il Centro studi donizettiano della Fondazione Teatro Donizetti parteciperà con Maurizio Merisio (Archivio musicale FTD). Il Convegno, organizzato dall’Associazione Alfredo Piatti di Bergamo, dal Centro Studi Opera Omnia Luigi Boccherini di Lucca, dal Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française di Venezia si propone come una vera occasione attorno al violoncello in periodo romantico. Nutrita la presenza di studiosi internazionali e ricco il programma. Nella prima giornata focus dedicati al violoncello nel XIX secolo tra trattati e letteratura, all’interpretazione e alla tecnica, ad Alfredo Piatti. L’intervento di Maurizio Merisio Alfredo Piatti e l’Unione Filarmonica di Bergamo: l’originalità, le esecuzioni per violoncello, l’orchestra stabile presenterà l’attività strumentale e, più precisamente, le esecuzioni di musica per violoncello nella sala dell’Unione Filarmonica di Bergamo. Un inquadramento del panorama generale della ricca realtà musicale bergamasca precederà una breve narrazione della presenza del violoncello solista nella sala della Società Musicale. Di questi interventi fiore all’occhiello furono quelli di Alfredo Piatti prima giovane enfant prodige e poi solista affermato. L’intervento si chiuderà con la proposta di una cronologia delle accademie che hanno visto protagonisti al violoncello i dilettanti, nell’accezione ottocentesca di virtuosi, delle esecuzioni. Nella seconda giornata interventi sulle figure femminili e il violoncello, la tradizione del violoncello in Belgio e molto altro. Per tutti infine il concerto inserito nel Festival Violoncellistico Internazionale Alfredo Piatti.
28 settembre: ancora DeCineForum Donizetti
Articolato in cinque appuntamenti, il DeCineForum Donizetti nasce da un’idea dell’Area scientifica della Fondazione Teatro Donizetti. L’iniziativa offre al pubblico la possibilità di assistere alle proiezioni di cinque titoli donizettiani, appartenenti a generi differenti e scritti per teatri diversi, tra Italia e Francia, che hanno segnato la carriera del compositore bergamasco: Enrico di Borgogna, melodramma in due atti su libretto di Bartolomeo Merelli che ne sancì l’esordio nel 1818, al Teatro Vendramin San Luca di Venezia, in cui Donizetti si confronta con il genere semiserio; Olivo e Pasquale, melodramma giocoso in due atti su libretto di Jacopo Ferretti andato in scena al Teatro Valle di Roma nel 1827, in cui emerge chiaramente la sua vena comica; Lucrezia Borgia, melodramma in un prologo e due atti su libretto di Felice Romani (tratto dalla Lucrèce Borgia di Victor Hugo) che debuttò al Teatro alla Scala nel 1833 e che oggi è riconosciuto come uno dei capolavori – tragici – indiscussi di Donizetti; L’Ange de Nisida, opéra de genre su libretto di Gustave Vaëz e Alphonse Royer che avrebbe dovuto debuttare al Théâtre de la Renaissance di Parigi nel 1839, e che ha invece ricevuto la sua prima, acclamata, rappresentazione in forma scenica proprio al Festival Donizetti Opera, nel 2019; e La favorite, grand opéra su libretto di Gustave Vaëz, Alphonse Royer ed Eugène Scribe andato in scena all’Académie Royale de Musique nel 1840, con cui Donizetti ebbe modo di misurarsi per la prima volta con il tempio dell’opera francese. L’occasione permette anche di ripercorrere alcune delle tappe fondamentali del Festival Donizetti Opera, di cui quest’anno si celebra il decennale, dando l’opportunità di rivedere alcune delle sue produzioni più significative, tra cui una (Enrico di Borgogna, regia di Silvia Paoli) legata al progetto Donizetti 200, e due (L’Ange de Nisida, regia di Francesco Micheli, e La favorite, regia di Valentina Carrasco) vincitrici del prestigioso Premio Abbiati della critica musicale italiana. Non da ultimo, la formula del CineForum restituisce al pubblico la possibilità di una visione collettiva condivisa delle opere donizettiane, in una delle sale più accoglienti del Teatro Donizetti, in attesa della prossima edizione del Festival. Prossimi appuntamenti presso la Sala Musica Tremaglia del Teatro Donizetti. sabato 28 settembre alle 14.30 L’Ange de Nisida domenica 29 settembre alle 14.30 La favorite Ingresso libero e gratuito.
Don Pasquale in archivio
Un nuovo allestimento per Don Pasquale di Gaetano Donizetti in occasione del Donizetti Opera 2024. L’ampia dotazione iconografica consente di ricostruire il mondo visivo legato ad uno spettacolo. Grazie ai materiali d’archivio è possibile raccontare di indimenticabili star della lirica, sapienti direttori d’orchestra, dello storico direttore del Teatro Bindo Missiroli, degli artisti bergamaschi. Renata Scotto è regina della Stagione 1964. A lei il ruolo di Lucia, in Lucia di Lammermoor, per inaugurare il rinnovato Teatro Donizetti e nello stesso anno anche quello di Norina in Don Pasquale. Le foto di scena la ritraggono, sul palcoscenico ingrandito dopo il restauro, dar vita ad una figura femminile furba, sicura di sé, dalla gestualità esplicita. Divertenti le foto “posate” nel 1951 che ritraggono i protagonisti dell’opera in scatti ravvicinati. Tali foto venivano scattate in momenti appositi con l’uso del flash e la presenza del fotografo sul palcoscenico, così da ovviare alla mancanza di zoom e luci adeguate alla fotografia durante lo spettacolo. Si riconoscono, questa volta senza gli abiti di scena, Fernando Corena (Don Pasquale), Giuseppina Arnaldi (Norina), Cesare Valetti (Ernesto), Giusppe Taddei (Dottor Malatesta), ma anche il direttore Nino Sanzogno e un divertito Missiroli. Enzo Dara è tre volte Don Pasquale nel 1976, 1984 e ancora nel 2001. Accoppiata Enzo Dara e Bruno Campanella (direttore d’orchestra) confermata per ben due volte nel 1976 e nel 1984: diversi gli allestimenti il primo, per la regia di Giancarlo Menotti, più scherzoso e con un audace Norina (Fiorella Pedicone) in sottoveste; più tradizionale il secondo per la regia di Vera Bertinotti e le scene di Pino Izzo. Una sorta di voliera/palazzo di gusto Liberty era il cuore dell’edizione del centenario donizettiano del 1997, un elegante palazzo dal gusto ottocentesco e una ricca quadreria quello del 2010, mentre atmosfere pop, colori sgargianti e una Norina-Maryln Monroe alla Gli uomini preferiscono le bionde erano il marchio di fabbrica dell’ultimo allestimento targato 2015 con Paolo Bordogna che riprendeva il ruolo di Don Pasquale già interpretato nel 2010.
Roberto Devereux al Teatro Donzietti
Poche le volte per Roberto Devereux al Teatro Riccardi, poi Donizetti. Giusta, dunque, l’attesa per l’edizione 2024. Roberto Devereux fu composto tra l’estate e l’autunno del 1837 e venne rappresentato la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli il 28 ottobre dello stesso anno. L’opera fu poi rivista da Donizetti in occasione della prima parigina al Théâtre-Italien il 27 dicembre 1838. Nella tragedia lirica in tre atti, basata sul libretto di Salvadore Cammarano, si narra dell’illecita e segreta passione amorosa fra Sara (duchessa di Notthingam) e Roberto (Conte di Essex e amante della regina) che condurrà Elisabetta d’Inghilterra ad esser vittima della propria ossessione gelosa. Prima apparizione a Bergamo per il titolo donizettiano nel 1862 nell’allora Teatro Riccardi. Nel cast Agostino dell’Armi come Roberto, Gertrude Naglia come la regina Elisabetta d’Inghilterra, Ercole Antico nelle vesti del Duca di Nottingham, Virginia Cortinovis fu Sara, la direzione d’orchestra spettò a Francesco Mauro Zanchi, le scene a Carlo Rota. Un intervallo lungo più di un secolo separa la rappresentazione del 1862 da quella, in tempi moderni, del 1967. Di quell’edizione, nell’archivio iconografico della Fondazione Teatro Donizetti si custodiscono cinque foto a colori e una in bianco e nero che documentano un allestimento tradizionale e di prestigio, attento nella riproposizione dei costumi e degli ambienti. Ruggero Bondino fu Roberto, Radmila Bakocevic vestì i panni di Elisabetta, Antonio Boyer di Nottingham, Anna Maria Rota di Sara, Gabriele De Julis di Lord Cecil, Alessandro Maddalena di Sir Gualtiero, Ugo Rapalo fu il direttore d'orchestra. Nel 2006 a ben 29 anni di distanza Roberto Devereux tornò al Teatro Donizetti. La stagione debuttò con uno dei lavori teatrali donizettiani più intensi e ricchi di pathos. In accordo con il direttore d’orchestra Marcello Rota, vennero riproposte nell’esecuzione alcune significative varianti; fu omessa in apertura la sinfonia: il pezzo venne infatti aggiunto in occasione della ripresa parigina del 1838. Con la regia di Francesco Bellotto, scene e costumi di David Walker l’opera diede il via al Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti. Dimitra Theodossiou fu un’intensa ed emozionante Elisabetta, con lei sul palco Federica Bragaglia (Sara), Massimiliano Pisapia (Roberto Devereux), Andrew Schroeder (Duca Di Nottingham), Luigi Albani (Lord Cecil), Giorgio Valerio (Sir Gualtieri Raleigh).
Un approfondimento su “L’aio nell’imbarazzo” del 1959
Un nuovo allestimento per L’Aio nell’imbarazzo di Gaetano Donizetti in occasione del Donizetti Opera 2022. L’archivio iconografico offre un interessante approfondimento sulle edizioni precedenti, in particolare quella del 1959 con i figurini realizzati da Gianrico Becher. L’artista per il dramma giocoso donizettiano si occupò sia delle scene che dei costumi, ma non della regia come in altre occasioni gli era capitato di fare per altri teatri. I figurini preparati per vestire Madama Gilda, L'Ajo, i giardinieri, Il Marchese (Don Giulio), Pipetto, Il Marchese Enrico, i cuochi, i cocchieri, il bambino, Leonarda cameriera, i camerieri si contraddistinguono per un segno rapido, veloce, ironico. In totale sono 13 i bozzetti dell’archivio, tutti per costumi e nessuna scenografia, ma quattro foto di scena in bianco e nero (Foto Weels) consentono un puntuale confronto con quanto fu allestito. I lavori di Becher custoditi presso il Donizetti sono stati oggetto di studio tra il 2019 e il 2020 della professoressa Ivana D’Agostino dell’Accademia Belle Arti di Venezia (Annuario ed. Laterza). Lo spunto è venuto da un bozzetto preparato per l’Aio custodito nell’archivio donato dalla vedova all’Accademia veneziana. In una delle cartelle di questo archivio un figurino riferito all’Aio stava con altri realizzati sulla stessa carta – con identiche misure – ma con i personaggi non coerenti con l’opera di Gaetano Donizetti. Grazie alla relazione creata tra Accademia e Teatro Donizetti è stato possibile ricostruire la storia dei diversi esemplari, studiare la tecnica e le scelte materiche dell’autore. I diversi figurini confermano una predilezione per una carta consistente dal fondo ocra, simile alla carta spolvero, per l’uso di tempera e pastelli molto colorati, lo stile è molto pittorico e pochissimo è lasciato alla grafica. Quella del 1959 fu una buona edizione diretta da Adolfo Camozzo, per la regia di Enrico Colosimo, con Renato Capecchi nelle vesti de L’Aio, Giudo Mazzini (Don Giulio), Salvatore Gioia (Enrico), Bora Gatta (Gilda), Danilo Cestari (Pipetto), Genia Las (Leonarda), Alessandro Maddalena (Simone), Giulio Bertola fu il maestro del coro. Bercher ha lavorato presso il Teatro Donizetti anche in altre occasioni: 1957 Requiem per Elisa, 1958 Il Ritorno e L'imperatore, 1959 Le sue Ragioni (oltre naturalmente all’Aio), impegnandosi dunque più volte nel Teatro delle Novità.





























