Avanzi di Balera. Un ricordo di Gianni Bergamelli (2026)

Bergamo Jazz 2026 ricorda Gianni Bergamelli con un focus dedicato ai suoi dipinti. Poco più di una decina di opere, direttamente dalla collezione della famiglia Bergamelli, raccontano del percorso artistico del pittore-musicista, dalla fase geometrica degli anni ’70, a quella sperimentale e originale articolata tra anni ’90 e 2000, proponendo anche le sue ultime opere di piccolo formato.

I quadri raccontano della passione di Bergamelli per la polimatericità, per le tecniche sperimentali, per il colore. Nel dare vita ai suoi dipinti Gianni Bergamelli ha fatto uso di vernici da carrozzeria per automobili, dandosi anche al collage utilizzando fotografie.

La sua prima mostra personale risale al 1968, alla Galleria di Via della Spiga di Milano. Pittore e pianista, Gianni Bergamelli (Nembro, 1930-2025) ha sempre saputo unire le due arti. Sia in musica che in pittura Gianni Bergamelli amava mescolare le carte al punto che nella sua pittura il jazz è immancabilmente presente, per essere tradotto in gesto, in colore, in materia viva. Nelle vesti di musicista Gianni Bergamelli si è esibito più volte nell’ambito della Rassegna Internazionale del Jazz e Bergamo Jazz (dal 1991). Lo si ricorda sul palcoscenico del Teatro Donizetti nel 1970 (la stessa sera di Dizzy Gillespie) con il Quartetto Jazz Bergamo, nel 1971 e 1972 con un sestetto.

Gianni Bergamelli è stato anche una delle colonne portanti, insieme al giornalista Paolo Arzano e ad altri, dell’Associazione Bergamasca del Jazz (ABJ), che portò il jazz nella saletta del centro Culturale San Bartolomeo.

Caterina Cornaro Experience: una regina da ricordare (2025)

L’experience dedicata a Caterina Cornaro nasce attorno all’omonima opera di Gaetano Donizetti che, titolo inaugurale del Donizetti Opera 2025, torna sulle scene del teatro a lui intitolato dopo trent’anni.

Il progetto, promosso dalla Fondazione Teatro Donizetti nell’ambito del festival Donizetti Opera, mette in rete le più importanti realtà culturali di Bergamo con la volontà di offrire al pubblico un’esperienza diffusa per conoscere sia la Venezia del Cinquecento, su cui si staglia il profilo della Regina di Cipro, sia l’eco del mito di questa celebre figura lungo l’Ottocento, fino a noi oggi.

La mostra nasce dalla volontà di valorizzare i materiali che, custoditi presso l’archivio iconografico della Fondazione Teatro Donizetti, consentono di raccontare la suggestione che Caterina Cornaro ha ispirato nel mondo operistico ottocentesco e non solo, e ricostruire la potente dimensione visiva legata nel tempo a un personaggio così iconico.

L’esposizione gode di una sezione speciale, a cura della Fondazione Arte della Seta Lisio di Firenze, che propone la ricostruzione dei costumi di scena del personaggio di Caterina Cornaro nella prima rappresentazione napoletana del 1844 e il sontuoso abito che la Regina di Cipro indossa nel dipinto di Francesco Hayez custodito presso l’Accademia Carrara.

Si tratta di un’occasione unica perché, per la prima volta in assoluto, sono stati ricostruiti gli abiti di una “prima” donizettiana. In mostra anche il costume di scena indossato dal soprano Denia Mazzola, protagonista nell’allestimento bergamasco del 1995 diretto da Gianandrea Gavazzeni.

Caterina Cornaro torna a Bergamo dopo trent’anni, dunque, e si presenta ancora affascinante, proprio come una regina da ricordare.

Inaugurazione
– mercoledì 15 ottobre, dalle ore 17.30 alle 20

I nostri orari di apertura fino al 30 novembre saranno i seguenti:
– venerdì e sabato (dal 17 ottobre al 29 novembre) ore 16.30-20.00

Aperture straordinarie durante il festival Donizetti Opera 2025:
– martedì 11, mercoledì 12, giovedì 13 novembre ore 16.00-19.30
– giovedì 27 novembre ore 17.00-20.30
– domenica 16, 23, 30 novembre ore 10.00-15.30

Chiuso il 1° novembre

INGRESSO GRATUITO

Filippo Siebaneck: Un uomo di cultura per Bergamo (2024)

Molteplicità nell’unità: questa l’espressione più adatta a definire Filippo Siebaneck, indimenticabile figura a cui è dedicato un focus espositivo nel corso di Bergamo Jazz 2025.

La mostra, sostenuta dalla Fondazione Teatro Donizetti/Bergamo Jazz, dal Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo e dall’Associazione Amici dell’Accademia Carrara, trova le sue ragioni nella volontà di documentare l’attività di Siebaneck a 25 anni dalla scomparsa. Sostenitore della cultura a Bergamo tra la fine degli anni ’60 e 2000, Siebaneck fu tra i promotori proprio del Festival Pianistico (presidente 1972-1999), della nascita di una rassegna dedicata al Jazz in città, dell’Associazione a favore del Museo cittadino. Presidente dell’Azienda Autonoma di Turismo (1971-1986), Siebaneck seppe convogliare energie e risorse a favore di iniziative che poi fecero la storia della città su tanti fronti anche sperimentali: dal teatro di strada alla musica contemporanea, dal convegno in occasione delle celebrazioni donizettiane, alle iniziative a favore del turismo e del commercio.

In mostra una serie di rari manifesti e fotografie provenienti dalle collezioni del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo e della Provincia di Bergamo. Tra gli scatti più suggestivi quello in cui Siebaneck è ripreso in compagnia di un giovanissimo Keith Jarrett, quello con Olivier Messiaen e Yvonne Loriod, quello con Vittorio Gassman e Nino Manfredi per la premiazione dei Globi d’oro al Teatro Donizetti nel gennaio 1973. Esposti anche una serie di documenti relativi alle Stagioni del Festival Jazz, si tratta di budget, contratti, programmi provvisori che danno testimonianza del lavoro di Siebaneck, capaci di aprire uno scorcio sul suo quotidiano, instancabile, audace, visionario.

D come Dieci: La mostra – 10 parole per 10 anni (2024)

Il Centro Studi Donizettiano, attraverso il suo archivio iconografico, partecipa alla mostra “D come Dieci” 2015-2024. Dieci edizioni del festival Donizetti Opera: per raccontarle, dieci parole chiave e molte immagini tratte dal patrimonio iconografico della Fondazione, alimentando la memoria cittadina. Come immagine di apertura, L’Ange de Nisida, l’opera-simbolo di questi dieci anni e di quello che li ha caratterizzati: prima di tutto Gaetano Donizetti e la sua musica, ma anche coraggio, visione, trasgressione, riscoperte, studio, ricerca, continuo coinvolgimento del pubblico, superamento dei confini tradizionali, riconoscimenti della critica nazionale e internazionale.

Le sezioni dell’esposizione raccontano di Teatro e città perché molte volte il DO ha scavalcato le pareti del teatro uscendo nel cuore della città; di Sconfinamenti come quando è andata in scena al Teatro Donizetti (ancora un cantiere) L’Ange de Nisida, l’opera che Donizetti aveva scritto ma che era rimasta sulla carta finché non fu allestita a Bergamo nel 2019. L’opera ha abbattuto tutte le separazioni: fra palcoscenico e platea, fra pubblico e artisti, fra scena e retroscena. Ancora all’insegna di una sperimentazione informale e anticonvenzionale si sono visti allestimenti contemporanei e “digitali” come L’aio nell’imbarazzo (2022), provocatori come Lu OperRave (2023 e 2024), imprevedibili come La Favorite (2022) con le sue “Favorite” in scena, sperimentali come Donizetti Alive (2015).

Terza parte della mostra dedicata alla Riscoperta di un’opera scritta da Donizetti due secoli prima per il progetto #Donizetti200; poi la sezioni riservate ai Capolavori, alle Donne protagoniste del Festival come Carmela Remigio, Jessica Pratt, Mariella Devia; al tempo del Covid e agli spettacoli allestiti a porte chiuse ma resi fruibili dalla web TV; ai Premi; alla Notte con la Donizetti Night; ai Maestri con spettacoli, mostre, iniziative e progetti didattici per raccontare il rapporto tra il maestro Giovanni Simone Mayr e l’allievo Donizetti. Non sono stati dimenticati altri maestri del passato, come Gianandrea Gavazzeni raccontato in una mostra nel 2016 o del presente, come Riccardo Muti a Bergamo per festeggiare i suoi 50 anni di carriera, sempre nel 2016 insieme al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E ancora grandi voci come quelle di Leo Nucci, Juan Diego Flórez, Mariella Devia.

In chiusura spazio ai Giovani con il lavoro della sezione Education, alle opere partecipate, ai giovani della giornata Academy 2024, a quelli trascinati dalla storia di Lucia di Lammermoor per il progetto Lucia Off.

Iliade. Il gioco degli degli Dèi (2023)

La mostra, sostenuta dalla Fondazione Teatro Donizetti, ha fatto parte delle iniziative collaterali a Iliade. Il gioco degli Dèi lo spettacolo, di nuova produzione, che ha inaugurato la Stagione di Prosa 2023-2024, di cui la Fondazione è stata coproduttore.

L’esposizione ha inteso documentare il lungo e intenso processo creativo: la genesi di un’idea che poi diventa testo e immagine, lo ha fatto per non dimenticare la potente dimensione visiva connaturata ad uno spettacolo teatrale.

L’allestimento
Molteplici i riferimenti iconografici che spaziavano tra tempo e culture, tra rigore e invenzione per le scene di Massimo Troncanetti, i costumi di Francesco Esposito, le marionette di Alberto Favretto, Raquel Silva e Marta Montevecchi. Nell’ambiente principale tutti gli dèi schierati incedevano verso il visitatore: potenti e magnetici; insieme a loro i bozzetti e gli studi grafici preparati da Alberto Favretto. Sono stati documentati i processi realizzativi, ripensamenti e intuizioni. Il temperamento dei personaggi, o l’unicità dei loro gesti, è apparsa attraverso segni e colori, tonalità dense e profonde: tante le piste percorse, solo alcune poi scelte.

Stampe di grande formato sono state utili a suggerire l’immersione tra i campi di battaglia, o la convocazione al cospetto di dei ed eroi. I guerrieri schierati evocavano quelli greci o troiani, segnando il percorso di preparazione per il soldato o quella per diventare eroe. Storie maschili e femminili s’intersecavano nei focus dedicati a Paride, Elena e Agamennone, e di Achille, Andromaca, Ettore accompagnati da parole chiave. Elena nelle braccia di Paride e Afrodite stava in un mix tra bellezza e opportunità, accanto a loro Agamennone con la sua volontà di possesso. Achille era cuoio, bronzo, Mediterraneo; Ettore patria, padre, libertà; Andromaca bellezza, appartenenza, vittima di guerra.

Per lo spettatore un faccia a faccia potente, personale, intimo e collettivo come avviene con le vicende narrate.

Bentornato Maestro Muti (2023)

Bentornato al Maestro Riccardo Muti: questo il focus espositivo presso Donizetti Studio nel settembre 2023, che ha voluto essere vuole un saluto al Direttore d’orchestra in occasione del concerto tenuto al Teatro Donizetti il 9 settembre.
I materiali esposti riportavano alla felice sera del 29 novembre 2016, data in cui il Maestro tornò a Bergamo per festeggiare le nozze d’oro con il podio da direttore.

Fu infatti il 27 novembre del 1966 che il Maestro debuttò alla direzione dell’Orchestra “Vit Nejedly” della Gioventù Musicale di Praga.
Un ritorno a Bergamo, quello del 2016, segnato dalla coincidenza con il dies natalis di Gaetano Donizetti, nel pieno del Festival Donizetti Opera a lui dedicato, sotto lo sguardo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Una presenza, quella del Presidente Mattarella, importante per riconoscere il valore d’interprete internazionale del Maestro Muti e il suo impegno a favore della tutela e della valorizzazione del patrimonio italiano, più o meno noto.

Insieme al Maestro Muti sul palco l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, eccellenza da sempre cara al Direttore.
Quel concerto fu un’occasione da non perdere, con musiche di Gaetano Donizetti (Sinfonia da “Don Pasquale”), Franz Schubert (Sinfonia n. 4 in Do minore D 417 “Tragica”), Pëtr Il’ič Cajkovskij (Sinfonia n. 5 in Mi minore op. 64).
Il teatro si riempì in ogni ordine di posto e al termine dal loggione ci fu, davvero memorabile, un’abbondante pioggia di coriandoli e fogli con la scritta «Grazie Muti», accompagnata da due grandi striscioni appoggiati ai parapetti.

L’appuntamento del ritorno del Maestro Muti al Donizetti si caricò anche di un significato speciale agli occhi della città, perché celebrato con il conferimento della cittadinanza onoraria.

Gavazzeni a Bergamo nel nome di Donizetti (2016)

La mostra documentaria Gavazzeni a Bergamo nel nome di Donizetti, fu allestita al Teatro Donizetti (Ridotto Gavazzeni 3 novembre 2016 – 8 gennaio 2017) per ricordare il Maestro a 20 anni dalla scomparsa.

Con la curatela musicologica e documentaria di Federico Fornoni, e l’organizzazione di Clelia Epis della Fondazione Donizetti, la mostra univa i nomi dei due grandi musicisti bergamaschi dando conto di tutte le produzioni donizettiane dirette da Gavazzeni in città.

Dal 1939 – quando fu programmato il balletto Il furioso all’isola di San Domingo, con musiche dello stesso Gavazzeni per un soggetto tratto dall’opera omonima di Donizetti – al 1995, con la direzione di Caterina Cornaro pochi mesi prima che il musicista morisse, fu possibile leggere un legame continuo tra i due. Va ricordata inoltre la Stagione del 1948 (centenario donizettiano) interamente dedicata al musicista bergamasco, in cui Gavazzeni diresse due titoli (Il campanello dello speziale, Poliuto), per la quale il Maestro collaborò attivamente nelle scelte artistiche al fianco di Bindo Missiroli direttore del Teatro.

Un rapporto, il loro, documentato in mostra dai numerosi scritti autografi, di profonda stima che li legò per molti anni tra le vicende del Teatro delle Novità e dei titoli lirici più importanti in scena al Donizetti.

Manifesti, spartiti annotati, lettere autografe, contratti, quietanze di pagamento, bozzetti, figurini, fotografie di scena, permisero di ricostruire in mostra mezzo secolo di attività teatrale bergamasca. Accanto ai materiali dell’Archivio del Teatro Donizetti furono esposti quelli dell’Archivio Comunale e della Biblioteca Civica Angelo Mai; oggetti, dunque, interamente provenienti da collezioni pubbliche della città: una decisione programmatica, presa per porre l’attenzione sul ricchissimo patrimonio culturale di Bergamo quale bene collettivo, accessibile, consultabile e fruibile.

La mostra fu inoltre realizzata con il concorso di Fondazione Bergamo nella Storia e GAMeC.

Quei favolosi anni ’50 (2023)

Quei favolosi anni ’50 è il titolo della mostra che ha inaugurato il Donizetti Studio nell’estate del 2023. Gli anni ’50 sono un periodo di straordinaria vitalità del Teatro Donizetti grazie al direttore Bindo Missiroli.

Durante le Stagioni di Lirica si producono nuove opere con i titoli sperimentali del Teatro delle Novità e si mettono in scena prestigiosi spettacoli con titoli di tradizione. Sul palcoscenico si alternano star quali Renata Scotto, Renata Tebaldi, Giuseppe Di Stefano e Maria Callas che resta indimenticabile nella Lucia di Lammermoor del 1954. Tra i direttori d’orchestra è presente molte volte Gianandrea Gavazzeni.

Dopo una lunga assenza (1938-1949) la Prosa torna al Donizetti dagli anni ’50. Elemento vitale è la presenza degli spettacoli del Piccolo Teatro di Milano, guidato da Strehler e Grassi, seguito da compagnie italiane di primo livello e da prestigiosi ospiti stranieri.

Da notare che nel 1954, accanto al Teatro delle Novità musicali, si affianca per una Stagione il Teatro delle Novità di Prosa diretto da Enzo Ferrieri.
Nel 1952 due concerti consacrano ufficialmente il Jazz come genere degno d’essere ospitato al Teatro Donizetti. Il primo è programmato il 6 febbraio con l’Orchestra di Dizzy Gillespie; il secondo concerto è fissato il 17 novembre con il gruppo di Sidney Bechet sassofonista soprano e Claude Luter con la sua Orchestra. Nonostante il consenso della stampa e di una buona parte del pubblico l’Amministrazione comunale non sosterrà più per molti anni iniziative di questo tipo.

Bergamo è pioniera, ma è troppo presto!

“Donizetti «giovine di belle speranze»”: la mostra alla Biblioteca Angelo Mai (2018)

In occasione del bicentenario del debutto di Gaetano Donizetti (1818), la mostra “Donizetti «giovine di belle speranze». La formazione di un talento nella Bergamo di fine Ottocento”, in collaborazione tra Fondazione Teatro Donizetti e Biblioteca A. Mai (14 novembre 2018 – 31 gennaio 2019), fu l’occasione per ricostruire il contesto della Bergamo di primo ‘800 e i primi anni della formazione del musicista.

L’esposizione, curata da Fabrizio Capitanio, Clelia Epis, Marcello Eynard, Paolo Fabbri e Maria Elisabetta Manca, si snodeva fra l’Atrio scamozziano e la Sala dei ritratti della Biblioteca A. Mai.

Il progetto fu ideato a due secoli esatti dal debutto di Donizetti compositore d’opera, quando nel 1818 a Venezia per l’inaugurazione di quello che è oggi il Teatro Goldoni, andò per la prima volta in scena Enrico di Borgogna, titolo di apertura della quarta edizione del festival Donizetti Opera al Teatro Sociale.

L’esposizione voleva testimoniare sia il legame del compositore con la propria città natale, sia il ruolo che la città ebbe nella formazione del musicista, attraverso documenti che riguardavano istituzioni come le Lezioni Caritatevoli di Musica, la cappella di Santa Maria Maggiore, i teatri cittadini (il Riccardi e il Sociale), ma anche l’Accademia Carrara e l’Ateneo. Con i documenti e i pezzi esposti, si sottolineava il particolare ruolo di Giovanni Simone Mayr, Agostino Salvioni, Giuseppe Diotti nella vita culturale della città.

“Donizetti «giovine di belle speranze»”: la mostra alla Biblioteca Angelo Mai (2018)

In occasione del bicentenario del debutto di Gaetano Donizetti (1818), la mostra “Donizetti «giovine di belle speranze». La formazione di un talento nella Bergamo di fine Ottocento”, in collaborazione tra Fondazione Teatro Donizetti e Biblioteca A. Mai (14 novembre 2018 – 31 gennaio 2019), fu l’occasione per ricostruire il contesto della Bergamo di primo ‘800 e i primi anni della formazione del musicista.

L’esposizione, curata da Fabrizio Capitanio, Clelia Epis, Marcello Eynard, Paolo Fabbri e Maria Elisabetta Manca, si snodeva fra l’Atrio scamozziano e la Sala dei ritratti della Biblioteca A. Mai.

Il progetto fu ideato a due secoli esatti dal debutto di Donizetti compositore d’opera, quando nel 1818 a Venezia per l’inaugurazione di quello che è oggi il Teatro Goldoni, andò per la prima volta in scena Enrico di Borgogna, titolo di apertura della quarta edizione del festival Donizetti Opera al Teatro Sociale.

L’esposizione voleva testimoniare sia il legame del compositore con la propria città natale, sia il ruolo che la città ebbe nella formazione del musicista, attraverso documenti che riguardavano istituzioni come le Lezioni Caritatevoli di Musica, la cappella di Santa Maria Maggiore, i teatri cittadini (il Riccardi e il Sociale), ma anche l’Accademia Carrara e l’Ateneo. Con i documenti e i pezzi esposti, si sottolineava il particolare ruolo di Giovanni Simone Mayr, Agostino Salvioni, Giuseppe Diotti nella vita culturale della città.

Gavazzeni a Bergamo nel nome di Donizetti (2016)

La mostra documentaria Gavazzeni a Bergamo nel nome di Donizetti, fu allestita al Teatro Donizetti (Ridotto Gavazzeni 3 novembre 2016 – 8 gennaio 2017) per ricordare il Maestro a 20 anni dalla scomparsa.

Con la curatela musicologica e documentaria di Federico Fornoni, e l’organizzazione di Clelia Epis della Fondazione Donizetti, la mostra univa i nomi dei due grandi musicisti bergamaschi dando conto di tutte le produzioni donizettiane dirette da Gavazzeni in città.

Dal 1939 – quando fu programmato il balletto Il furioso all’isola di San Domingo, con musiche dello stesso Gavazzeni per un soggetto tratto dall’opera omonima di Donizetti – al 1995, con la direzione di Caterina Cornaro pochi mesi prima che il musicista morisse, fu possibile leggere un legame continuo tra i due. Va ricordata inoltre la Stagione del 1948 (centenario donizettiano) interamente dedicata al musicista bergamasco, in cui Gavazzeni diresse due titoli (Il campanello dello speziale, Poliuto), per la quale il Maestro collaborò attivamente nelle scelte artistiche al fianco di Bindo Missiroli direttore del Teatro.

Un rapporto, il loro, documentato in mostra dai numerosi scritti autografi, di profonda stima che li legò per molti anni tra le vicende del Teatro delle Novità e dei titoli lirici più importanti in scena al Donizetti.

Manifesti, spartiti annotati, lettere autografe, contratti, quietanze di pagamento, bozzetti, figurini, fotografie di scena, permisero di ricostruire in mostra mezzo secolo di attività teatrale bergamasca. Accanto ai materiali dell’Archivio del Teatro Donizetti furono esposti quelli dell’Archivio Comunale e della Biblioteca Civica Angelo Mai; oggetti, dunque, interamente provenienti da collezioni pubbliche della città: una decisione programmatica, presa per porre l’attenzione sul ricchissimo patrimonio culturale di Bergamo quale bene collettivo, accessibile, consultabile e fruibile.

La mostra fu inoltre realizzata con il concorso di Fondazione Bergamo nella Storia e GAMeC.