Musicista colto, letterato, storiografo, Mayr è stato una personalità fondamentale per la vita culturale e sociale di Bergamo.
Ha diretto per tutta la vita la cappella di S. Maria Maggiore (dal 1802) e le Lezioni Caritatevoli di Musica (dal 1806),
collaborato col Teatro della Società aperto nel 1809, istituito il Pio Istituto Musicale a favore dei musicisti a riposo e delle loro vedove (1809),
fondato l’Unione Filarmonica (1823), presieduto l’Ateneo (1823-26).
Johann Simon Mayr era nato nel 1763 a Mendorf, un villaggio della Baviera, in una famiglia di musicisti: nonno, padre e zio erano (o erano stati) tutti organisti, e in famiglia ebbe una prima formazione musicale. Mandato a studiare nel vicino convento di Weltenburg, vi passò gli anni 1769-72. Lì, le sue doti musicali colpirono «un ragguardevole personaggio di Vienna» che avrebbe voluto portarlo con sé nella musicalissima capitale dell’impero asburgico, ricorderà Mayr anni dopo. Suo padre non diede però il consenso. Comunque, proprio grazie all’abilità nel canto, nel 1773 Mayr ottenne un posto gratuito al Collegio Gesuita di Ingolstadt, dove ebbe modo di acquisire una formazione superiore studiando «grammatica, retorica, logica e fisica». Nel 1777 s’iscrisse alla locale università, «dedicandosi allo studio delle Leggi». In questo ambiente conobbe il barone Thomas Franz Maria De Bassus (1742–1815), nel frattempo divenuto titolare del feudo di Mendorf, che lo prese sotto la sua protezione.
I Bassi erano una famiglia di spicco di Poschiavo, capoluogo di un comune indipendente dei Grigioni entro lo Stato delle Tre Leghe. Nel 1675 avevano ereditato le signorie di Mendorf e Sandersdorf, in Baviera: acquisiti successivamente altri titoli, il loro cognome era stato nobilitato in De Bassus. Morto senza eredi diretti un lontano cugino, nel 1780 proprietà e titoli erano pervenuti a Thomas, già podestà della nativa Poschiavo nel 1767 e 1775.
Allievo di Adam Weishaupt (1748-1830), professore di Diritto all’Università di Ingolstadt, nel 1778 De Bassus era entrato nell’Ordine degli Illuminati, una società segreta fondata da Weishaupt nel 1776, di matrice massonica ma decisamente più radicale. Dal 1784 le autorità bavaresi si dimostrarono sempre meno tolleranti nei confronti degli Illuminati. Di ritorno da Poschiavo, di cui era stato di nuovo podestà (1785), De Bassus diede loro asilo nel suo castello di Sandersdorf, che nel 1786 fu però oggetto di perquisizioni e sequestri di documenti da parte della polizia. L’anno dopo, gli Illuminati furono dichiarati fuorilegge: De Bassus dovette abbandonare la Baviera, riparando a Poschiavo.
Lo seguì anche Mayr, che per un paio d’anni a partire dal 1786 (o 1787) era stato presso di lui prima a Sandersdorf, poi a Poschiavo e a Tirano, come segretario. In quel periodo Mayr aveva ripreso gli studî musicali da autodidatta, e perfino pubblicato a Regensburg una raccolta di canzoni tedesche (1786). De Bassus non solo lo incoraggiava, ma ne finanziava gli studî.
Tra il 1780 e il 1787 a Poschiavo fu attivo anche il bergamasco Giuseppe Ambrosioni, marito di una cugina del barone De Bassus e responsabile di una casa editrice da lui patrocinata col proposito di diffondere in lingua italiana libri di contenuto non ortodosso. Fu verosimilmente attraverso Ambrosioni che Mayr conobbe Carlo Lenzi (1735-1805), dal 1767 maestro di cappella in S. Maria Maggiore a Bergamo, e decise di studiare con lui.
Si trasferì perciò a Bergamo, ma l’esperienza si rivelò deludente, e il sostegno economico garantitogli da De Bassus era in via di esaurimento. Lì però Mayr trovò un altro mecenate, il canonico conte Vincenzo Pesenti (1720c.-94), che lo tenne al proprio servizio ma contemporaneamente ne sovvenzionò gli studî musicali a Venezia con Ferdinando Bertoni (1725-1813), maestro di cappella in S. Marco.
Più che il rapporto con Bertoni, per la formazione di Mayr furono decisivi l’intenso studio personale e ciò che la ricca vita musicale veneziana metteva a disposizione: gran quantità di musiche ecclesiastiche, spettacoli teatrali, concerti nei conservatorî. Mayr stesso cominciò a presentarvi lavori suoi: musiche da chiesa (dal 1791), e 4 oratorî al Conservatorio dei Mendicanti, tra il 1791 e il 1795. Nel carnevale 1794 Mayr debutta alla Fenice con un’opera seria, Saffo, però con scarso successo. L’incoraggiamento del celebre Niccolò Piccinni (1728-1800), a Venezia per impegni teatrali, e la morte del suo mecenate Pesenti, nel dicembre 1794, indussero Mayr a imboccare più decisamente la carriera teatrale.
Da compositore al servizio di un nobile protettore, Mayr era così diventato un libero professionista attivo nel mercato teatrale italiano. Sempre più presente nei cartelloni dei teatri veneziani con opere serie, comiche e farse, ebbe i primi successi alla Fenice col dramma Lodoiska (1796) e al S. Benedetto con la farsa Che originali! (1798).
Nel novembre 1796 Mayr sposa Angela Venturali, alla quale dava lezioni private dal 1790. La ragazza ha 27 anni ed è di famiglia agiata, figlia di un commerciante con casa a Venezia in calle della Rosa, e residenza di campagna a Villorba, presso Treviso. A un anno dalle nozze, Angela però muore dopo aver dato alla luce un bambino, Giuseppe, che sopravvive solo poche settimane.
Nel frattempo, la carriera di Mayr era decollata. Nella nuova Italia napoleonica scrive per la Scala (1800), inaugura il teatro di Trieste (Ginevra di Scozia, 1801), lavora a Napoli, Roma, Vienna (1802-03). Nel maggio 1802 era stato nominato maestro di cappella in S. Maria Maggiore a Bergamo, subentrando al vecchio Lenzi. Alla presidenza dell’ente che l’amministrava era una vecchia conoscenza dei tempi di Poschiavo, Giuseppe Ambrosioni.
Ormai italianizzato (anche nel nome: si firmava Giovanni Simone), Mayr si stabilì definitivamente a Bergamo, e nel 1803 acquistò casa in contrada S. Lorenzino 151 (oggi via Mayr). Nell’ottobre 1804 sposerà la cognata Lucrezia Venturali, da cui avrà Giuseppe, vissuto neppure un paio di mesi (1809), e Marietta (1812-69). Maritatasi nel 1837 con l’ingegner Luigi Massinelli, Marietta darà a Mayr una nipotina, Adele (1838-1921).
Pur di restare a Bergamo, sua patria adottiva, Mayr rifiutò posti di prestigio: a Vienna (1802), a Milano come direttore del Conservatorio (1807), a Dresda (1808). Per dirne la notorietà, nel 1807 ebbe da Napoleone la proposta di diventare «maestro e direttore del teatro e de’ concerti» della corte imperiale.
La sua carriera teatrale proseguì fino al 1824, incrementando il suo catalogo di oltre una trentina di titoli. Tra essi, alcuni furono molto fortunati e celebrati: Elisa (Venezia 1804), L’amor coniugale (Padova 1805), Adelasia e Aleramo (Milano 1807), La rosa bianca e la rosa rossa (Genova 1813), Medea in Corinto (Napoli 1813), Cora (Napoli 1815). Fino all’avvento di Rossini, Mayr senza dubbio fu il più stimato operista attivo in Italia.
Lasciata la professione teatrale, Mayr proseguì quella di maestro della cappella musicale di S. Maria Maggiore. Fu anche il compositore ufficiale nel caso di eventi cittadini, come per esempio le visite a Bergamo degli imperatori d’Austria Francesco i (1816) e Ferdinando ii (1838).
Nel 1826 cominciarono ad affliggerlo problemi di salute, e dal 1832 si manifesteranno quelli alla vista, che perse progressivamente. Nel 1844 morì sua moglie. L’anno dopo anche lui si spense.
Musicista colto, letterato, storiografo, Mayr è stato una personalità fondamentale per la vita culturale e sociale di Bergamo. Ha diretto per tutta la vita la cappella di S. Maria Maggiore (dal 1802) e le Lezioni Caritatevoli di Musica (dal 1806), collaborato col Teatro della Società aperto nel 1809, istituito il Pio Istituto Musicale a favore dei musicisti a riposo e delle loro vedove (1809), fondato l’Unione Filarmonica (1823), presieduto l’Ateneo (1823-26).
















