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Pubblicazione “Quaderno di Archivio Bergamasco”

Disponibile on line, e tra pochi giorni anche in forma cartacea, il nuovo Quaderno di Archivio Bergamasco (n. 19, 2025) con il contributo di Maurizio Merisio, referente per la bibliografia musicale e l’archivio generale del Centro studi della Fondazione Teatro Donizetti. Nel suo saggio Merisio affronta le vicende dell’Unione Filarmonica di Bergamo la cui sede era nell’ ex chiesa di San Cassiano trasformata in teatro. La presentazione dell'edizione cartacea del Quaderno si terrà venerdì 20 febbraio alle ore 18.00 presso il Centro Culturale San Bartolomeo in Bergamo, Largo Belotti. Quello dell’Unione Filarmonica è un progetto singolare per l’arte musicale, nato a Bergamo in un’epoca in cui hanno luogo mutamenti decisivi nel tessuto sociale, economico e culturale della Città e che si colloca all’interno del più vasto fenomeno delle società filarmoniche che caratterizzò il primo ‘800 italiano. Si trattava di società accomunate da medesimi obiettivi di carattere non solo produttivo-musicale (realizzazione di ‘accademie’, cioè di concerti), ma anche pedagogico e formativo e, almeno inizialmente, anche assistenziale e previdenziale a favore di chi si era dedicato alla musica per professione. Figura di riferimento per la Filarmonica fu Simone Mayr, grande musicista e Maestro di Gaetano Donizetti.

Pubblicazione “Quaderno di Archivio Bergamasco”2026-02-12T14:37:01+02:00

Caterina resta a teatro

Grazie alla collaborazione tra Fondazione Arte della Seta Lisio e Fondazione Teatro Donizetti, restano in prestito presso il Teatro cittadino i tre magnifici abiti esposti alla mostra Caterina Cornaro Experience. Una regina da ricordare. L’esposizione ha infatti goduto di una sezione speciale dedicata alla ricostruzione dei costumi del personaggio di Caterina Cornaro sia nella prima rappresentazione dell’opera di Gaetano Donizetti a Napoli nel 1844, che nel sontuoso dipinto di Francesco Hayez custodito presso l’Accademia Carrara di Bergamo. Per la prima volta in assoluto sono stati ricostruiti gli abiti di una “prima” donizettiana. I due abiti del 1844 sono quanto più verosimile a quello che Filippo Del Buono l’inventore del vestiario (ovvero il costumista) ha immaginato. Gli abiti sono stati realizzati grazie all’uso delle fonti documentarie (bozzetti, carteggi, lettere, ecc.), sia attraverso esempi di cultura materiale (costumi, abiti, tessuti esistenti). Tuttavia, esistono due grandi lacune documentarie: primo, l’assenza di indicazioni specifiche – autografe o di seconda mano – di Filippo Del Buono in merito a materiali, cromie desiderate o dettagli sartoriali; secondo, la prassi, in voga per buona parte del XIX secolo, che lasciava agli interpreti la facoltà di modificare, a loro piacimento o in base al gusto personale, l’abito da indossare in scena. Filippo Del Buono si era già confrontato con la figura di Caterina Cornaro: nel 1842 disegnò gli abiti di scena per il balletto di Giovanni Briol sullo stesso soggetto. L’Accademia Carrara di Bergamo conserva, nelle sue collezioni, una Caterina Cornaro che, per il costume, risulta di straordinario interesse. Dipinta da Francesco Hayez nel 1842, Caterina Cornaro riceve l’annunzio della sua deposizione dal Regno di Cipro testimonia in modo magistrale il gusto storicista vestimentario che trova nel pittore milanese una delle sue massime espressioni. L’abito della nobile veneziana rivela particolari curiosità nelle scelte stilistiche e simboliche. In linea generale, l’abito richiama volumi ed elementi riconducibili alla metà del XVI secolo, nell’ambito nord-italiano. Nella costruzione della gonna e dell’imbusto si riconoscono riferimenti a Lotto, Tiziano (Amore sacro e amore profano, 1515) e Veronese (La Bella Nanni, 1560). L’ampia camicia di lino finissimo e la fusciacca di seta avvolta in vita introducono un gusto più “esotico”, senza tuttavia allontanarsi dalla precisa contestualizzazione storica del soggetto. Tuttavia, un elemento si discosta dall’epoca rappresentata: Caterina Cornaro indossa un corpetto, simile a un gilet, che ricorda il fermeli, un indumento ideato tra il 1830 e il 1840 in occasione della Guerra d’Indipendenza Greca e tuttora parte dell’uniforme degli Evzones, la Guardia Presidenziale greca. Più complessa è l’interpretazione del tessuto della gonna. Sebbene si tratti chiaramente di un tessuto serico con motivo decorativo in oro, l’identificazione di un modello storicamente esistente risulta pressoché impossibile. Hayez sembra voler evocare i tessuti veneziani del Cinquecento, ma introduce variazioni nelle proporzioni dei moduli e motivi di pura invenzione, estranei alle tipologie documentate dagli storici del tessuto.

Caterina resta a teatro2026-01-29T16:07:08+02:00

Tre arti, in scena

Tre arti, in scena è la nuova mostra in programma dal 6 al 13 febbraio presso il Fantoni Hub di Bergamo, lo spazio gestito dalla Scuola d’Arte Fantoni grazie alla disponibilità della Provincia di Bergamo, in via Camozzi – passaggio via Sora. L’esposizione nasce dalla collaborazione tra i diversi indirizzi del Liceo Artistico Andrea Fantoni, celebra l'incontro tra memoria storica e creatività studentesca, prende spunto dai materiali custoditi nell’archivio della Fondazione Teatro Donizetti relativi all’opera Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Il progetto crea un dialogo con la città e lo spazio urbano: tutti i progetti saranno fruibili infatti dalle vetrine del Fantoni Hub. SCUOLA D’ARTE ANDREA FANTONI E TEATRO DONIZETTI Tante le iniziative che negli ultimi mesi hanno portato al Teatro Donizetti le classi del Liceo Artistico e del CFP della Scuola d’Arte Andrea Fantoni. Tra di esse, per i ragazzi del Liceo, la partecipazione a Orchestra Vibes, il nuovo spettacolo partecipato dedicato alle scuole, e al laboratorio iconografico Qui Lucia, costruito attorno ai materiali che l’archivio del Teatro custodisce sul titolo Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Proprio dalle suggestioni colte dagli studenti nel corso della visione di bozzetti e foto di scena sono nati i progetti cuore della mostra Tre arti, in scena. IL PROGETTO E LA MOSTRA Partendo dai bozzetti originali del primo Novecento dell’opera Lucia di Lammermoor, gli alunni di 5B dell'indirizzo Architettura e Ambiente, con la Prof.ssa Rebecca Limonta, hanno tradotto i disegni della scenografia in due modelli in scala 1:33 realizzati in pasta di legno, e hanno creato le forme base per un diorama multilivello in poliplat. La classe 5A di Audiovisivo e Multimediale con la prof.ssa Tea Adami ha rielaborato digitalmente i modelli attraverso la fotografia e il photo-editing, mentre l'indirizzo Arti Figurative della classe 5B con la prof.ssa Alessandra Burini ha dipinto le diverse parti del diorama, e rielaborato le scenografie di Lucia di Lammermoor in nuovi bozzetti. L'allestimento finale presso il Fantoni Hub trasforma la vetrina in un palcoscenico aperto attraverso il diorama, invitando il pubblico a immergersi in un’esplorazione contemporanea scenografia che è, al tempo stesso, documento storico e opera collettiva. Per visitare la mostra La mostra è fruibile dalle vetrine del Fantoni Hub dal 6 al 13 febbraio.

Tre arti, in scena2026-01-29T16:13:27+02:00

Giornata insegnanti

Centro Studi Donizettiani e Area Education insieme per la Giornata di Formazione 25-26 dedicata agli insegnanti, delle scuole di ogni ordine e grado, in vista del Festival Donizetti Opera 2025. Un momento importante in vista della preparazione degli allievi che parteciperanno alle recite delle opere a loro dedicate. Successo per l’iniziativa con oltre 140 docenti presenti. Tra i relatori anche i collaboratori del Centro Studi: il musicologo Livio Aragona, con un intervento sulle opere del DO 2025 Caterina Cornaro, Dues Hommes et une femme, Il Campanello, Il Furioso all’isola di San Domingo. In un dialogo con Maria Teresa Galati del Team Donizetti Educational, Aragona ha tracciato un appassionante intervento nel quale ha messo in luce come i titoli in scena quest’anno offrano uno sguardo ampio sul linguaggio teatrale donizettiano dalla tragedia di Caterina Cornaro, alla cifra comica de Il Campanello, al genere semiserio de Il Furioso. Ne è emerso un Donizetti versatile e capace di esprimersi in molti linguaggi musicali e teatrali contemporanei. Gli insegnanti hanno inoltre partecipato a diverse attività laboratoriali con gli esperti del team Donizetti Educational.

Giornata insegnanti2026-01-29T15:53:54+02:00

A Verona un riconoscimento per il Centro Studi

ll Centro Studi della Fondazione Teatro Donizetti, nella persona del suo direttore Paolo Fabbri, ha ricevuto il 6 giugno a Verona, nella Sala Montanari della Società Letteraria, il prestigioso riconoscimento #veronacallas100 da parte del Festival Internazionale Maria Callas, ideato da Nicola Guerini. Il premio, nato in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita del celebre soprano, è destinato a 100 eccellenze internazionali nel campo dell’arte, della ricerca, dell'imprenditoria e della cultura. La medaglia "100 petali per Maria Callas", ideata dal designer Christian Faes e realizzata dall’Atelier Arte Poli in bronzo argentato con smalto rosso, rappresenta simbolicamente l’Arena di Verona e il fuoco greco che animava l’arte della Callas. Si tratta di un importante riconoscimento dell’impegno costante del Centro Studi nella valorizzazione del patrimonio operistico e nella promozione della figura di Gaetano Donizetti in dialogo con la grande tradizione vocale italiana.

A Verona un riconoscimento per il Centro Studi2025-06-11T12:14:02+02:00

Giornata di formazione Donizetti Education 2024-2025

Centro Studi Donizettiani e Area Education insieme per la Giornata di Formazione 24-25 dedicata agli insegnanti, delle scuole di ogni ordine e grado, in vista del nuovo Festival Donizetti Opera. Un momento importante in vista della preparazione degli allievi che parteciperanno alle recite delle opere a loro dedicate. Successo per l’iniziativa con oltre 130 docenti presenti. Tra i relatori anche i collaboratori del Centro Studi: il musicologo Livio Aragona, con un intervento sulle opere del DO 2024 Don Pasquale, Roberto Devereux, Zoraida di Granata, e la referente dell’archivio iconografico Clelia Epis per la visita al Teatro. In un intervento a due voci con il direttore artistico del Festival Francesco Micheli, Aragona ha tracciato un appassionante intervento, proponendo l’amore in età senile come elemento di congiunzione tra i tre titoli in programma nel 2024. Don Pasquale si candida infatti come marito a Norina-Sofronia; Roberto Devereux Conte di Essex è oggetto degli interessi amorosi di Elisabetta I d’Inghilterra; mentre il re Almuzir desidera la giovane Zoraida. Sono poi seguiti approfondimenti di carattere musicale e drammaturgico, alternati a quelli di Micheli sugli allestimenti 2024. Gli insegnanti hanno inoltre partecipato ad una visita guidata ripercorrendo la storia del Teatro Riccardi-Donizetti e visitando gli ambienti della sala, dei palchi, delle sale d’onore.

Giornata di formazione Donizetti Education 2024-20252024-10-25T10:45:13+02:00

Liceo Sarpi in archivio

Prosegue per il terzo anno la collaborazione tra la Fondazione Donizetti e il Liceo Classico Paolo Sarpi di Bergamo, insieme per l’indirizzo Beni Culturali. Il progetto, che si articola su tre annualità (classi terze, quarte, quinte), si avvale della collaborazione di altre importanti istituzioni della città del settore museale, artistico e archivistico. Per i ragazzi, in ogni annualità, è previsto un incontro insieme ai collaboratori del Centro Studi Donizettiani. Obiettivo guidarli dalla più generale conoscenza di Gaetano Donizetti e del suo Teatro, fino ad aspetti più specifici della tutela e della conservazione. Per il 2024 già ospiti del Centro Studi gli studenti di 5 che, il 2 ottobre, hanno concluso la loro esperienza di formazione. Con loro si è discusso di tutela e catalogazione, poi una parte laboratoriale con la compilazione, individuale e a gruppi, di una scheda dedicata allo stato di conservazione di un bozzetto della collezione della Fondazione Teatro Donizetti. Il 6 novembre appuntamento con i ragazzi di 4 dedicato a Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Opera da conoscere grazie ad un laboratorio interattivo di iconografia e iconologia tra foto di scena, bozzetti, manifesti e i materiali dell’archivio del Teatro. A seguire il 20 novembre incontro con gli allievi di 3; per l’inizio del loro percorso prevista una presentazione della figura di Gaetano Donizetti e della importanza nel panorama musicale europeo. Un approfondimento anche sul Teatro dedicato al compositore bergamasco, ai suoi archivi, e poi una visita degli spazi teatrali.

Liceo Sarpi in archivio2024-10-25T10:30:49+02:00

Zoraida di Granata

Zoraida di Granata (Seconda versione – Roma, 1824): prosegue il progetto #Donizetti200 del festival Donizetti Opera [LINK]. Una prima versione del titolo andò in scena a Roma, al Teatro di Torre Argentina, nel 1822 e fu il primo grande successo di Donizetti. Grazie ad esso quello stesso anno la Scala di Milano scritturò il compositore per Chiara e Serafina, ossia Il pirata, che fu un mezzo flop per una serie di concause (in primis i ritardi del librettista e la conseguente inadeguatezza dell’ apparato scenico) ma merita senz’altro di essere conosciuta e apprezzata – come ha dimostrato il primo riallestimento del titolo dal 1822, al Teatro Sociale di Bergamo, nell’ambito del festival DO 2022 [LINK]. Il clamore suscitato a Roma da Zoraida nel 1822 convinse impresario e librettista che riproporre il titolo dopo opportuna revisione, coinvolgendo magari qualche altro artista di fama, avrebbe portato a replicare il successo del primo debutto. Donizetti, pensando di potersela cavare con pochi aggiustamenti, avallò l’operazione, trovandosi però alla fine costretto a rimettere mano a parecchi pezzi, anzi a comporne di nuovi. Il prodotto finale non creò la medesima ‘sensazione’ di due anni prima, sia perché il pubblico romano del Teatro Argentina era avido di novità e Zoraida in fin dei conti non lo era, sia perché – forse – il nuovo debutto si svolse in circostanze meno eccezionali del primo: nel 1822 uno dei tenori protagonisti era stato sostituito sotto data per indisposizione grave, col conseguente assestamento dell’opera per adattare la parte a un contralto, e Donizetti era stato coinvolto suo malgrado in uno scontro fra ‘tifoserie’ finendo nel mirino della fazione legata al compositore Giovanni Pacini, suo ‘concorrente’ nella stagione del Teatro di Torre Argentina e amante di Paolina Borghese, sorella di Napoleone (morto l’anno prima a Sant’Elena). Le due versioni di Zoraida, per quanto abbiano in comune una buona parte del materiale musicale, risultano nei fatti piuttosto diverse, e meritano entrambe di essere riscoperte: già lo sapeva l’etichetta OperaRara, che nel 1999 ha inciso la versione originale pensata da Donizetti prima della sostituzione ‘in corsa’ del tenore, nonché una selezione di numeri musicali della seconda versione dell’opera. Convinta della ‘tenuta’ scenica, oltre che musicale, del titolo, più di recente la FTD ha commissionato una nuova edizione di entrambe le versioni dell’opera, stringendo un accordo di coproduzione col Wexford Festival Opera: nel 2023 Wexford ha messo in scena in prima moderna la versione originaria di Zoraida di Granata [LINK], il festival Donizetti Opera 2024 vedrà il debutto in prima moderna della seconda versione, secondo l’edizione critica FTD a cura di Edoardo Cavalli.

Zoraida di Granata2024-10-10T12:16:41+02:00
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