Per i suoi meriti professionali, il sultano Abdul Medjid lo nominò colonnello onorario
della Guardia Imperiale Ottomana e successivamente generale di brigata, il che gli consentì di fregiarsi del titolo di pascià.
Andrea Donizetti e Domenica Nava, marito e moglie dal 1o febbraio 1786, ebbero il loro primo figlio il 6 novembre 1788, in Borgo Canale (Bergamo Alta). Quando fu possibile, il ragazzo venne avviato al mestiere di tessitore che entrambi i genitori praticavano, e poi di sarto. Ebbe anche una prima istruzione musicale dallo zio Giacomo Corini, tenore, marito di una sorella del padre. Avendo superato i limiti d’età, diversamente da suo fratello Gaetano nel 1806 non fu ammesso alle Lezioni Caritatevoli di Musica istituite a Bergamo su iniziativa di Giovanni Simone Mayr. Quest’ultimo però acconsentì a dargli lezioni private, che gli permisero di cominciare ad esibirsi come cantante. Nel carnevale 1808 poté così affrontare una parte secondaria nell’Elisa di Mayr, rappresentata al Teatro Riccardi di Bergamo.
Appena iniziata, questa carriera però s’interruppe a causa della coscrizione obbligatoria, introdotta nel 1802 nel Regno d’Italia. A inizio 1809 Giuseppe venne arruolato nel 7o Reggimento Italiano di linea, che affiancava le truppe di Napoleone, e inviato in Veneto e Friuli a combattere contro gli Austriaci. Terminate le operazioni militari su quel fronte, il suo reggimento fu spostato nella penisola iberica. Durante il trasferimento Giuseppe si ammalò e dovette essere ricoverato all’ospedale militare di Castelnaudary, in Francia. Ristabilitosi, raggiunse il reggimento in Spagna, dove combatté nel periodo 1811-13.
Alla caduta del Regno d’Italia, nella primavera 1814, il suo esercito fu sciolto e Giuseppe tornò per pochi mesi a Bergamo. Di lì a non molto si trasferì a Portoferraio, all’isola d’Elba, arruolandosi come flautista nella banda militare della guarnigione agli ordini di Napoleone, lì esiliato. In quel periodo conobbe e sposò Angela Tondi (12 febbraio 1815).
Costretto a seguire Napoleone nella sua fuga dall’Elba (26 febbraio 1815) e poi nell’avventura militare dei Cento Giorni, una volta giunto a Parigi riuscì ad ottenere il congedo in quanto ammogliato (1o maggio 1815), e fece ritorno all’Elba. Vi giunse pochi giorni prima che iniziasse la rovinosa campagna di Waterloo (giugno-luglio 1815), ma ebbe anche la sgradita sorpresa di venir a sapere che nel frattempo sua moglie, incinta, era partita per raggiungerlo a Parigi. Alla fine anche Angela fece ritorno, e la coppia poté riunirsi. A Portoferraio in novembre nacque la loro prima figlia, Marianna. La famiglia si trasferì poi nel Regno di Sardegna, nel cui esercito Giuseppe si era arruolato il 26 ottobre 1815, come capo-musica del Reggimento Provinciale di Casale. Fu di stanza ad Alessandria (dove nel 1818 nacque il secondo figlio, Andrea) e poi a Genova (almeno dal 1820), e partecipò alla battaglia di Novara (8 aprile 1821). Quando il reggimento fu sciolto in seguito alla riorganizzazione dell’esercito sardo, Giuseppe entrò nel 1o reggimento della Brigata Casale, acquartierato prima a Genova, poi a Chambéry (dal 1826).
La sua vita ebbe una svolta nel 1827. La politica di modernizzazione (cioè occidentalizzazione) a tutti i livelli dell’Impero Ottomano, avviata negli anni ’20 dell’Ottocento, spinse il sultano Mahmud ii (in carica dal 1808 al 1839) a incaricare il gran visir Hosrev Pascià di reclutare un musicista in grado di formare per il suo esercito bande militari come quelle europee, con strumenti e repertorio occidentali. Su suggerimento di Giovanni Calosso, un maestro di equitazione torinese chiamato come istruttore della cavalleria ottomana, questi si rivolse al marchese Gropallo ambasciatore a Costantinopoli del Regno di Sardegna, con cui l’Impero nel 1823 aveva stipulato un trattato commerciale e di amicizia. Quando la richiesta giunse a Torino al Ministero degli Affari Esteri, il segretario Grosson indicò in Giuseppe Donizetti l’«Istruttore generale delle musiche imperiali ottomane» che da Costantinopoli stavano cercando.
Giuseppe venne trasferito a Genova in attesa di partire per la capitale ottomana. S’imbarcò con tutta la famiglia il 1o luglio 1828 sulla corvetta “Aurora”: arrivò verosimilmente agli inizi dell’autunno, e fu subito presentato al sultano. Studiata la situazione, diede inizio ai compiti che gli erano stati assegnati, avviando un’intensa attività di didatta e organizzatore. Insegnava ai giovani destinati alle bande militari, ma anche ai membri della famiglia imperiale.
Giuseppe pensava di fermarsi a Costantinopoli per un triennio, e contava di ritornare in patria nel 1831. Gratificato in quell’anno di un’importante decorazione da parte del sultano, che era stato molto soddisfatto del suo lavoro, decise di trattenersi per un ulteriore triennio.
Oltre alla sua costante attività didattica e organizzativa, Giuseppe Donizetti provvedeva alle necessità musicali della vita di corte, e predisponeva eventi come concerti e spettacoli d’opera. Per realizzare tutto questo, mise anzitutto a punto una sorta di tabella di conversione della notazione tradizionale ottomana in quella occidentale, importò trattati e strumenti europei, acquisì musiche di Rossini, Bellini e di suo fratello Gaetano da far eseguire ai suoi allievi. Lui stesso contribuì alla formazione di un repertorio, scrivendo marce militari, inni cerimoniali, musica da camera vocale e strumentale, ed anche musica sacra da eseguirsi nella chiesa in cui si riuniva la comunità cattolica di Costantinopoli. Un segno di notevole apertura mentale fu il suo vivo interesse per la musica locale, che si riflette a volte anche in sue composizioni vocali da camera.
Per i suoi meriti professionali, il successore di Mahmud II, il sultano Abdul Medjid (in carica dal 1839 al 1861) lo nominò colonnello onorario della Guardia Imperiale Ottomana (1841), e successivamente generale di brigata, il che gli consentì di fregiarsi del titolo di pascià.
Quando suo fratello Gaetano a fine 1845 manifestò i sintomi della malattia che lo porterà all’infermità mentale, Giuseppe si preoccupò di mandare suo figlio Andrea a Parigi per verificare la situazione, provvedere alle cure ed assisterlo. Su mandato di suo padre, Andrea visse per molti mesi accanto allo zio gravemente malato, assistendolo e facendolo visitare e curare dai più reputati specialisti. Purtroppo le terapie tentate si rivelarono inutili. Andrea organizzò anche il rientro dello zio a Bergamo, superando molti ostacoli di tipo burocratico, e pratici.
Giuseppe Donizetti morì a Costantinopoli il 12 febbraio 1856. Ebbe funerali solenni ed è sepolto lì insieme con la moglie.
















